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Un ciottolo ovale e appiattito di indochinite grezzo che in controluce rivela quello che a luce diffusa resterebbe invisibile: i bordi si accendono di un giallo-oro translucido, mentre il centro resta bruno scuro, quasi opaco, percorso da un rilievo minuto e insistente.
Tutta la faccia visibile è coperta da cavità tondeggianti e cordoni irregolari, come una schiuma solidificata. Sono le tracce della corrosione chimica subita nel terreno per centinaia di migliaia di anni: l'acqua acida dei suoli tropicali ha attaccato il vetro lungo le zone più vulnerabili, scavando fossette che si sovrappongono. I bordi sono arrotondati, senza spigoli vivi, e in un punto laterale si nota una piccola scheggiatura più chiara.
L'indochinite appartiene al grande campo di tektiti australasiane, il più giovane e vasto conosciuto: vetro nato dalla fusione di rocce terrestri proiettate in aria dall'impatto di un corpo extraterrestre e ricadute a distanza. Gli esemplari di Maoming City, nel Guangdong, sono tra i più raccolti dell'area cinese e si riconoscono proprio per questo tipo di scultura superficiale, non per una lavorazione: la forma è quella con cui il pezzo è stato trovato.
In un'indochinite grezza contano la completezza della superficie originale e la leggibilità della texture. Qui il rilievo è integro su tutta la faccia esposta e il formato piatto sta bene in mano, comodo da osservare in controluce per cogliere il passaggio dal bruno al giallo lungo i margini.
Indochinite 5,9g – Guangdong, Cina - IN072
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IN072
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