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Un piccolo fuso allungato di indochinite grezzo da Maoming City, nel Guangdong. In controluce il bordo si accende di un giallo-verde caldo, mentre il corpo resta bruno scuro e la superficie appare fittamente coperta di incavi tondeggianti.
Quello che salta all'occhio è la texture: decine di depressioni emisferiche affiancate, alcune sovrapposte, che danno al pezzo un aspetto simile a una superficie ribollita. Non è una lavorazione, ma il risultato della corrosione chimica subita nei suoli tropicali del sud della Cina, che scava il vetro seguendo le disomogeneità interne. I bordi restano arrotondati e i rilievi tra un incavo e l'altro formano una rete sottile.
Le tektiti appaiono nere in luce riflessa, ma sono vetri traslucidi. Dove lo spessore si assottiglia, come lungo il perimetro di questo esemplare, la luce attraversa il materiale e rivela la vera tinta: qui un verde-oliva virato al dorato. È il modo più semplice per valutare a occhio la trasparenza di un'indochinite Cina senza strumenti.
Nei formati piccoli la scultura superficiale conta più della massa: un pezzo interamente coperto di incavi, senza fratture recenti che espongano vetro fresco, racconta meglio la storia dell'esemplare. La forma a fuso, poi, richiama il volo atmosferico del corpo fuso prima della solidificazione.
Indochinite 1,6g – Guangdong, Cina - IN099
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IN099
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