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Una lastra di calcare grigio chiaro, spezzata lungo bordi irregolari, con al centro una ortocera grezza affiorante: il guscio conico mostra chiaramente le costolature trasversali che ne segnano l'accrescimento, mentre attorno si distinguono altre sezioni di conchiglie annegate nella matrice.
La superficie non è lucidata: resta la frattura naturale della roccia, ruvida e opaca, con schegge chiare e piccole cavità. Oltre al cono allungato principale, ben visibile in rilievo poco sopra la metà, compaiono altre impronte ovali e frammenti biancastri disseminati nella matrice, tagliati in direzioni diverse. Un angolo inferiore vira al bruno rossastro, dove l'ossidazione ha macchiato il calcare.
La cava di Kosov, nella Repubblica Ceca, è uno dei riferimenti classici per i sedimenti fossiliferi del bacino di Praga, studiati fin dall'Ottocento. Le ortoceratiti della cava di Kosov si presentano quasi sempre così: inglobate in banchi calcarei che ne conservano intere popolazioni, non come esemplari isolati.
Le ortocere erano cefalopodi marini con conchiglia rettilinea suddivisa in camere collegate da un sifone, parenti antichi degli attuali nautilus. Nella lastra si legge proprio quella struttura segmentata: è ciò che un collezionista cerca in un pezzo grezzo, dove la roccia racconta il contesto oltre al singolo fossile.
Fossile di ortocera e cefalopode – Kosov Quarry, Repubblica Ceca - HL02
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HL02
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