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Un molare completo di orso delle caverne, conservato con corona e radici: fra i resti fossili grezzo dell'era glaciale è uno dei pezzi più leggibili anche per chi non è paleontologo, perché la forma del dente racconta subito l'animale a cui apparteneva.
Nella foto la corona occupa la parte superiore, con smalto chiaro fra il crema e l'avorio, percorso da sottili linee brune che seguono i rilievi. Si distinguono più cuspidi arrotondate e larghe, separate da solchi poco profondi. Una frattura verticale attraversa lo smalto sul lato sinistro. Il bordo inferiore della corona è netto, segnato da una fascia più scura dove finisce lo smalto e comincia la radice.
Sotto la corona il dente si allarga e poi si divide in due radici, separate da un incavo scuro ben visibile al centro. Qui la superficie è opaca, con tonalità che vanno dall'ocra al bruno fino a zone quasi bianche, e una tessitura ruvida punteggiata da piccole incrostazioni. Sono i pigmenti assorbiti dal sedimento durante la fossilizzazione, tipici dei resti fossili Slovacchia recuperati nei riempimenti delle grotte carsiche.
Ursus spelaeus aveva una dentatura adattata a una dieta in larga parte vegetale: i molari sono ampi, con cuspidi basse e superfici masticatorie estese, molto diversi dai denti taglienti dei carnivori stretti. Proprio questa morfologia rende i molari dell'orso delle caverne facilmente riconoscibili in collezione.
Dente fossile di orso delle caverne (Ursus spelaeus) 3,2cm – Slovakia - ZME08
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ZME08
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