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Nero pieno, quasi arrotondato, con una superficie tutta scavata da incavi e creste lucide: questo bilitonite grezzo di Belitung mostra bene perché i collezionisti di tettiti guardano prima di tutto la scultura esterna del pezzo.
Il corpo è compatto e vagamente sferoidale, con un lato che sale in una cupola più liscia e riflettente e l'altro percorso da depressioni ravvicinate, solchi allungati e bordi taglienti. Alla luce il nero si apre in riflessi bruno-rossastri lungo i margini più sottili. Sono forme dovute alla corrosione chimica del suolo tropicale, che negli anni ha inciso il vetro seguendo le zone meno resistenti.
Sull'isola di Belitung queste tettiti sono conosciute localmente come batu satam, la pietra nera che i minatori trovavano scavando gli antichi depositi di stagno. La bilitonite Indonesia appartiene al campo sparso australasiatico, il più esteso del pianeta: vetro naturale prodotto dalla fusione delle rocce terrestri nell'impatto di un corpo extraterrestre e proiettato per migliaia di chilometri.
In una bilitonite Belitung il valore documentario sta nella scultura superficiale integra, non nella trasparenza: un esemplare grezzo con incavi profondi e creste non abrase racconta la storia del seppellimento meglio di qualsiasi pezzo levigato. Un formato da mano che si legge bene anche a occhio nudo.
Bilitonite "Batu Satam" g – Belitung, Indonesia - BI141
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BI141
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