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Un nodulo tondeggiante di bilitonite grezzo, nero e lucido, la cui superficie è interamente scavata da cavità profonde e irregolari: un reticolo di alveoli che alterna zone crivellate a piccole aree lisce e riflettenti, con un minuscolo punto chiaro incastonato al centro.
Le tektiti come questa vengono ritrovate nei suoli tropicali e nei depositi alluvionali di Belitung, dove restano sepolte per lunghissimo tempo. L'acqua leggermente acida del terreno corrode il vetro naturale in modo disomogeneo, allargando le microfratture e le bolle presenti nella massa: il risultato è la texture butterata e a coppette che caratterizza questo esemplare, con bordi arrotondati e spigoli smussati dalla stessa erosione.
A Belitung la bilitonite è conosciuta come batu satam ed è legata all'identità dell'isola, storicamente battuta per l'estrazione dello stagno: molti esemplari sono emersi proprio dagli scavi minerari. La bilitonite indonesiana appartiene al vasto campo australasiatico di tektiti, generato dall'impatto di un corpo extraterrestre che proiettò a grande distanza vetro fuso poi solidificato in volo.
In un pezzo di bilitonite Belitung contano la forma d'insieme e la conservazione della scultura naturale. Qui la sagoma è compatta e quasi discoidale, con la parte frontale che mostra le cavità più profonde e ampie, mentre le zone risparmiate dalla corrosione conservano la lucentezza vetrosa originaria del materiale.
Bilitonite "Batu Satam" 8g – Belitung, Indonesia - BI017
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BI017
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