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Un frammento di bilitonite grezzo dal profilo irregolare, nero e lucido, con la parte superiore spezzata in creste appuntite che ricordano una piccola cresta montuosa. La superficie alterna zone vetrose a riflessi speculari e aree scavate da incavi arrotondati.
Il colore è nero uniforme, con punti in cui la luce radente rivela una traslucenza appena accennata sui bordi più sottili. La texture non è omogenea: da un lato prevalgono fratture concoidi lisce e riflettenti, dall'altro una serie di depressioni tondeggianti e canaletti che rendono il rilievo mosso. I margini sono spigolosi e irregolari, senza tracce di lavorazione.
A Belitung la bilitonite è nota localmente come Batu Satam, la pietra nera che i minatori incontravano scavando i depositi alluvionali di stagno dell'isola. Come tutte le tektiti nasce dalla fusione di roccia terrestre proiettata in atmosfera dall'impatto di un corpo extraterrestre, poi risolidificata in vetro naturale durante il rientro.
La bilitonite indonesiana appartiene al vasto campo sparso delle tektiti australasiatiche, il più esteso conosciuto. Chi costruisce una collezione tematica di tektiti cerca la bilitonite Belitung proprio per affiancarla a moldavite, indocinite e altre varietà, confrontandone superfici e forme di scultura naturale.
Bilitonite "Batu Satam" 7g – Belitung, Indonesia - BI014
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BI014
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