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Un bilitonite grezzo dalla forma quasi sferica, nero e opaco alla luce diretta, con la superficie percorsa da incavi tondeggianti e piccole cupole in rilievo che ne interrompono il profilo. I bordi sono arrotondati, senza spigoli vivi.
La texture che si vede è la firma tipica delle tektiti indonesiane: cavità emisferiche di dimensioni diverse, alcune profonde e nette, altre appena accennate, alternate a zone più lisce e leggermente lucide. Sono il risultato dell'attacco chimico subito dal vetro nel terreno tropicale, che ha eroso in modo selettivo la superficie originale. Sulla parte inferiore del pezzo le concavità si fanno più larghe e irregolari.
Batu Satam è il nome con cui la bilitonite viene chiamata a Belitung, l'isola indonesiana che le ha dato il nome scientifico. Questi vetri naturali appartengono al campo sparso delle tektiti australasiatiche, formatosi dalla fusione istantanea di roccia terrestre in seguito a un impatto e dalla successiva ricaduta del materiale proiettato in atmosfera. Sull'isola gli esemplari emergono soprattutto dagli scavi legati all'estrazione dello stagno.
In una raccolta di tektiti la bilitonite di Belitung completa il quadro accanto a indochinite, filippinite e moldavite, permettendo il confronto diretto fra vetri nati dallo stesso genere di evento ma corrosi da climi e suoli differenti. Un esemplare grezzo integro, con la scultura superficiale ben leggibile su tutti i lati, è quello che si cerca.
Bilitonite "Batu Satam" 7,1g – Belitung, Indonesia - BI129
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BI129
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