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Un bilitonite grezzo dalla sagoma allungata, quasi a goccia irregolare, con una superficie interamente scavata da coppelle tondeggianti che si sovrappongono come bolle svuotate. Il nero è profondo e lucido, con riflessi vetrosi che seguono ogni concavità.
Le depressioni circolari che coprono la faccia visibile non sono un intaglio: si formano quando il vetro naturale, dopo la caduta, resta a lungo sepolto in suoli tropicali acidi che ne corrodono la pelle esterna. La corrosione procede per punti, allargando cavità emisferiche che si intersecano tra loro. Sul margine destro il profilo si fa frastagliato, con creste sottili e un piccolo appendice terminale dove affiora una nota bruno-ocra di materiale aderente.
A Belitung la bilitonite indonesia è conosciuta come batu satam, nome locale legato al ritrovamento nelle sabbie e nelle vecchie miniere di stagno dell'isola. Le tektiti emergevano dagli scavi alluvionali insieme alla cassiterite, ed è così che sono entrate nella tradizione dell'isola come pietra simbolo, al punto da comparire nei monumenti cittadini.
In un bilitonite Belitung contano la profondità e la regolarità delle coppelle, la nitidezza dei bordi tra una cavità e l'altra e l'integrità del profilo. Qui la scultura naturale è leggibile su tutta la faccia, senza fratture recenti che interrompano il disegno.
Bilitonite "Batu Satam" 5,6g – Belitung, Indonesia - BI139
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BI139
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