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Bilitonite levigato dalla superficie interamente scolpita a coppelle: questo esemplare di Belitung ha un profilo irregolare, quasi a mezzaluna, con due bracci separati da un profondo incavo centrale. Il nero domina, ma in controluce i bordi più sottili lasciano passare un accenno di bruno.
Tutta la faccia visibile è coperta da incavi tondeggianti, ravvicinati, di dimensioni diverse: alcuni poco più che fossette, altri larghi e sovrapposti fino a formare creste taglienti fra l'uno e l'altro. È la texture tipica delle tektiti asiatiche rimaste a lungo nel suolo, dove le acque leggermente acide hanno inciso il vetro seguendo le zone meno resistenti. Le superfici fra le cavità restano lucide e riflettono la luce a chiazze.
A Belitung la bilitonite è nota localmente come batu satam e viene recuperata soprattutto nei terreni sabbiosi legati all'estrazione dello stagno. Come tutte le tektiti nasce dalla fusione di rocce terrestri proiettate in aria da un impatto meteoritico, poi risolidificate in vetro durante la ricaduta.
In una bilitonite indonesiana contano la profondità della corrosione e l'integrità del profilo. Qui i bracci asimmetrici e l'incavo passante rendono il pezzo riconoscibile a colpo d'occhio, molto diverso dagli esemplari compatti e arrotondati della stessa provenienza.
Bilitonite "Batu Satam" 3,2g – Belitung, Indonesia - BI027
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BI027
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