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Un bilitonite grezzo dalla forma quasi sferica, nero e opaco, con la superficie interamente scolpita da solchi arcuati e cavità allungate che corrono paralleli su un lato, mentre l'altro si sfrangia in creste irregolari e bordi frastagliati.
Il tratto che salta all'occhio sono le incisioni ricurve che attraversano la faccia principale, simili a costole affiancate. Su questo tipo di tektiti la scultura superficiale nasce dall'attacco chimico prolungato del suolo tropicale, che approfitta delle disomogeneità interne del vetro e le trasforma in scanalature, fossette e piccoli ponti. Il risultato è un rilievo netto, dai bordi vivi, che riflette la luce in lampi grigi sul nero di fondo.
Sull'isola di Belitung la bilitonite viene chiamata batu satam ed è legata all'attività estrattiva locale: gli esemplari affiorano nei depositi sabbiosi durante lo scavo. La bilitonite Indonesia appartiene al campo sparso australasiatico, il più esteso e recente tra quelli conosciuti, generato dall'impatto di un corpo cosmico e dalla proiezione a distanza del fuso vetroso.
In una bilitonite Belitung grezza contano l'integrità del corpo, l'assenza di fratture di scavo e la leggibilità della scultura. Un esemplare compatto e ben inciso come questo si presta alla vetrina tanto quanto al confronto diretto con moldaviti e altre tektiti del campo australasiatico.
Bilitonite "Batu Satam" 26,9g – Belitung, Indonesia - BI121
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BI121
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