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Un piccolo esemplare di bilitonite grezzo dalla forma irregolare, quasi frastagliata su un lato, dove il vetro si prolunga in brevi protuberanze appuntite. Il corpo è nero, opaco alla luce diretta, con riflessi vitrei che scorrono lungo i solchi della superficie.
Tutta la faccia visibile è percorsa da incavi profondi e creste sottili, con un solco centrale più largo che attraversa il pezzo in diagonale. Attorno, cavità arrotondate e piccole scanalature parallele danno alla superficie un aspetto corroso. I bordi non sono netti ma sfrangiati, con spigoli lucidi che alternano zone brillanti a zone più ruvide e satinate.
Le tektiti indonesiane appartengono al campo australasiatico, generato da un unico grande impatto le cui gocce di vetro fuso ricaddero su un'area vastissima del Sud-est asiatico. Sull'isola di Belitung questi vetri neri sono noti localmente come batu satam e vengono raccolti da generazioni nei depositi alluvionali legati all'estrazione dello stagno: da qui il nome bilitonite, dalla vecchia grafia Billiton.
In una bilitonite Belitung il valore documentario sta nella scultura naturale: le cavità e i solchi derivano dalla lunga corrosione chimica del vetro nel terreno, non da lavorazione. Un pezzo di piccolo formato come questo si presta bene alla vetrinetta e ai confronti diretti con altre tektiti del medesimo campo.
Bilitonite "Batu Satam" 2,1g – Belitung, Indonesia - BI089
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BI089
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