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Bilitonite grezzo dall'isola di Belitung, nero pieno e lucido, con una sagoma vagamente triangolare che si assottiglia verso il basso. La superficie è tutta scavata: creste taglienti, pieghe rilevate e cavità profonde che catturano la luce a piccoli lampi vetrosi.
Le tektiti indonesiane arrivano in superficie sepolte in sedimenti tropicali, e sono proprio le acque acide del suolo a incidere il vetro lungo le sue linee di flusso interne. Su questo esemplare il risultato si legge bene: solchi allungati, una fenditura netta sul fianco destro, coppette concave e bordi arrotondati dall'attacco chimico. Le nervature in rilievo sono i tratti più resistenti, rimasti in piedi mentre il resto veniva consumato.
Sull'isola di Belitung la bilitonite è nota come Batu Satam e viene raccolta soprattutto durante gli scavi per lo stagno, che qui hanno una lunga tradizione mineraria. Il legame con il luogo è tale che la pietra compare nel monumento simbolo della città principale. Per un collezionista di tektiti è la controparte indonesiana delle australiti e delle indochiniti dello stesso campo di dispersione.
Il vetro appare opaco e completamente nero alla luce diffusa, come tipico degli esemplari di questa taglia. Vale la pena girarlo lentamente sotto una fonte puntiforme: le superfici lisce residue riflettono in modo speculare e fanno emergere il contrasto con le zone corrose.
Bilitonite "Batu Satam" 13g – Belitung, Indonesia - BI011
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BI011
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