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Un frammento di bilitonite grezzo dalla forma irregolare, quasi triangolare, con superficie nera e lucida percorsa da cavità profonde e scanalature che catturano la luce in riflessi bluastri lungo gli spigoli. I bordi sono frastagliati, spezzati, tipici di un pezzo mai lavorato.
La texture di questo esemplare è dominata da incavi arrotondati e solchi che sembrano scavati nella massa vetrosa. Sulle tektiti questo aspetto deriva dalla corrosione chimica subita nel terreno dopo la caduta: il vetro, esposto per lungo tempo ad acque acide e sedimenti, si consuma in modo disomogeneo. Il risultato è una superficie irregolare che alterna zone opache a piani specchianti, ben visibili nelle facce fratturate.
A Belitung la bilitonite è chiamata batu satam ed è entrata nella cultura locale al punto da diventare simbolo dell'isola. I frammenti vengono recuperati soprattutto nei depositi alluvionali e negli scavi legati all'estrazione dello stagno, che nell'arcipelago indonesiano ha una lunga storia. È questo legame con il territorio a rendere la bilitonite Belitung riconoscibile fra le tektiti asiatiche.
In una bilitonite Indonesia grezza si valuta l'integrità della crosta naturale: un pezzo con scultura superficiale ben conservata racconta più di uno levigato. Questo formato tascabile si presta a chi costruisce una raccolta comparativa di tektiti, accanto a moldavite, indochinite o australite.
Bilitonite "Batu Satam" 1,2g – Belitung, Indonesia - BI108
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BI108
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