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Un bilitonite grezzo dal profilo allungato e irregolare, nero e opaco alla luce diretta, con una strozzatura centrale che divide il corpo in due lobi. La superficie è tutta scavata, percorsa da solchi curvi e depressioni sovrapposte.
Le tektiti di Belitung raramente arrivano lisce. Questo esemplare mostra il tipico risultato della corrosione chimica subita nei sedimenti tropicali: fossette a mezzaluna, creste taglienti fra una cavità e l'altra, pieghe che sembrano onde congelate. Sul lobo superiore si distinguono anelli concentrici scavati in profondità, mentre i bordi restano frastagliati e spigolosi. È un rilievo che nasce dopo la caduta, non durante il volo.
Sull'isola di Belitung questa tektite è conosciuta come batu satam ed è legata all'attività estrattiva dello stagno: i frammenti riaffiorano dai depositi alluvionali insieme alla cassiterite. La bilitonite indonesiana appartiene al campo sparso delle australasiti, vetro naturale generato dalla fusione di rocce terrestri a seguito di un impatto meteoritico.
In una raccolta di tektiti la bilitonite di Belitung serve da termine di confronto con moldavite e indochinite: stesso meccanismo di formazione, esiti superficiali molto diversi. Qui contano l'integrità dei bordi e la profondità della scultura, che in questo pezzo resta ben leggibile su entrambe le facce.
Bilitonite "Batu Satam" 12g – Belitung, Indonesia - BI019
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BI019
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