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Un frammento minuto di bilitonite levigato dalla superficie tutt'altro che liscia: sotto la luce si legge un mosaico di bolle tondeggianti, quasi mammellonari, che affiorano dal corpo nero e si chiudono in bordi frastagliati, taglienti come schegge di vetro.
Le protuberanze arrotondate che coprono la faccia principale sono tipiche delle tektiti indonesiane: si formano mentre il fuso vetroso raffredda in volo e la superficie viene poi attaccata dagli agenti chimici del suolo tropicale, che scavano cavità e incisioni. Il risultato è un rilievo irregolare, lucido nelle creste e opaco nelle depressioni, con un piccolo margine inferiore dove il vetro schiarisce verso il bruno rossastro e lascia passare la luce.
La bilitonite di Belitung, la Batu Satam del nome locale, appartiene al campo sparso australasiatico, il più esteso e recente tra quelli conosciuti. Sull'isola indonesiana i pezzi emergono soprattutto dagli scavi per l'estrazione dello stagno, spesso in esemplari compatti e scuri. La bilitonite Indonesia resta una delle tektiti più identificabili proprio per questo aspetto scultoreo.
Formato minuscolo, adatto a chi costruisce una collezione comparativa di tektiti e vuole affiancare la bilitonite uovo alle moldaviti o alle indochinite. Si osserva bene con una lente, che rende leggibili le microcavità della superficie.
Bilitonite "Batu Satam" 0,5g – Belitung, Indonesia - BI046
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BI046
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