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Un frammento di belizeite grezzo dal profilo irregolare, quasi triangolare con la punta arrotondata verso il basso. Il nero è uniforme e opaco, e tutta la superficie visibile è coperta da un fitto reticolo di cavità tondeggianti che catturano la luce sui bordi.
Le incavature che ricoprono questo esemplare hanno dimensioni diverse: alcune sono coppette ampie e poco profonde, altre fori stretti e scuri. Sono il risultato della corrosione chimica subita nel terreno, che attacca il vetro tektitico lungo le zone meno resistenti e ne scava la scorza. Sui rilievi tra una cavità e l'altra il nero assume una lucentezza vetrosa, mentre nelle depressioni resta cupo.
La belizeite appartiene alla famiglia delle tektiti, vetri naturali nati dalla fusione di rocce terrestri durante un impatto meteoritico e proiettati a distanza prima di solidificare in volo. Il Belize è una località riconosciuta di recente rispetto ai campi classici, e questo rende la belizeite un materiale ancora poco rappresentato nelle collezioni italiane di tektiti.
Piccolo abbastanza da stare tra due dita, questo pezzo grezzo si presta a essere osservato con la lente: la texture scavata è più leggibile dal vivo che in fotografia. Chi costruisce una raccolta comparata di tektiti lo affiancherà volentieri a indocinite e australiti, dove la scorza si comporta in modo diverso.
Belizeite 2g – Belize - BE012
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BE012
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