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Una sezione di geode aperta a mostrare la cavità interna: cristalli di ametista grezza disposti a corona, dal violetto intenso attorno all'apertura scura fino al lilla pallido e al bianco lattiginoso sulle fasce esterne. La base è stata tagliata piatta perché l'esemplare resti in piedi da solo.
Il taglio rivela la stratigrafia completa della cavità: un bordo grigio-verdastro di basalto alterato, poi una fascia di calcedonio biancastro e infine la foresta di punte di quarzo violetto che si affacciano sul vuoto centrale. I cristalli sono piccoli e serrati, con terminazioni nette e trasparenza variabile; alcune zone virano al bianco zuccherino, altre conservano un violetto profondo. La parte inferiore è rivestita di cemento scuro che stabilizza il pezzo.
Le colate basaltiche del Rio Grande do Sul, in Brasile, hanno intrappolato bolle di gas che i fluidi silicei hanno poi riempito nel corso di milioni di anni: da qui i geodi di ametista, estratti in gallerie sotto il paese che dalla pietra prende il nome. Il colore violetto nasce da tracce di ferro nel reticolo del quarzo, modificate dalla radiazione naturale della roccia ospite.
Nella tradizione dei cristalli l'ametista è tra le pietre più utilizzate per gli spazi di meditazione, e le geodi aperte vengono spesso collocate in casa o nello studio per la loro presenza visiva. Qui resta soprattutto un buon esemplare da esposizione: si legge bene sia frontalmente sia in luce radente, che accende le punte più chiare.
Geode di ametista – Ametista do Sul, Brasile - AG05
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AG05
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