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Un frammento di vetro libico grezzo dal profilo irregolare, giallo miele nella parte inferiore e quasi incolore verso l'alto, dove la trasparenza lascia intravedere la luce attraverso il corpo. La superficie è cosparsa di piccole inclusioni chiare, granuli e bolle immobilizzati nella massa vetrosa.
I punti biancastri distribuiti su tutta la faccia sono il tratto che caratterizza questo esemplare: relitti di materiale sabbioso non completamente fuso, rimasti intrappolati quando il vetro si è consolidato. Accanto a essi si notano microbolle e qualche puntino scuro. Sono proprio queste tracce a raccontare la fusione rapida e disomogenea che ha generato il materiale, e per molti collezionisti valgono più di una massa perfettamente limpida.
Il pezzo non è stato lavorato: i margini restano frastagliati, con rientranze e sporgenze arrotondate dall'abrasione eolica. In alto compare una piccola frattura concoide dai riflessi vitrei, mentre il resto della superficie alterna zone lucide ad aree opache e leggermente satinate, tipiche di un materiale rimasto a lungo esposto sulla sabbia del deserto.
Il vetro libico dell'Eastern Sahara, in Libia, si trova disperso in un'area desertica tra i campi di dune ed è associato a un evento di fusione ad altissima temperatura. Nella tradizione delle pietre viene accostato alle tektiti come la moldavite, e chi la impiega in meditazione lo sceglie per il suo colore solare.
Vetro del deserto libico con inclusioni di sabbia – 6,2g - LPS146
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LPS146
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