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Un frammento di vetro libico grezzo dal profilo a mandorla, appena traslucido, con quel colore fra il miele chiaro e il rosato ambrato che cambia a seconda di come lo si orienta contro la luce. La superficie non è mai liscia del tutto.
Guardandolo da vicino si distinguono decine di piccole bolle chiare affiorate sulla pelle esterna, alcune aperte come minuscoli crateri, altre ancora chiuse sotto un velo di vetro. Qua e là compaiono puntini scuri, granuli intrappolati nella massa. I bordi sono arrotondati e satinati, senza spigoli vivi: il risultato di un lungo trasporto e della sabbia che ha smerigliato ogni angolo.
Il vetro libico proviene da un'area circoscritta dell'Eastern Sahara, al confine fra Libia ed Egitto, dove giace sparso sulla superficie dei corridoi sabbiosi. È un vetro quasi puro di silice, formatosi per fusione istantanea di sabbia sotto un evento ad altissima energia. Rispetto alle tektiti scure come le indocinite, si distingue proprio per la trasparenza chiara e la composizione insolitamente ricca di quarzo.
In un pezzo grezzo come questo l'interesse sta nella pelle originale: le bolle, le tracce di eolizzazione, il colore naturale non alterato da taglio o lucidatura. Un esemplare da tenere in mano e osservare in controluce, dove il corpo si accende di un giallo caldo.
Vetro del deserto libico - 3,2g - LPS107
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LPS107
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