Uhackatik: il cratere da impatto di 390 milioni di anni scoperto grazie a Google Maps

Uhackatik: il cratere da impatto di 390 milioni di anni scoperto grazie a Google Maps

A volte una scoperta comincia con uno sguardo laterale. Non in un laboratorio, non durante una missione programmata, ma davanti a una mappa.

Nel Québec nord-orientale, l'astronomo amatoriale Joël Lapointe stava usando Google Maps / Google Earth per pianificare un viaggio in campeggio e alcune escursioni. Osservando il terreno dall'alto, ha notato una forma circolare insolita: una grande depressione nella regione di Côte-Nord, larga circa 25 chilometri.

A prima vista poteva sembrare una suggestione. Le forme circolari nel paesaggio non sono automaticamente crateri. Possono nascere da processi geologici diversi, dall'erosione, da strutture vulcaniche o da semplici coincidenze della morfologia.

Ma Lapointe ha cercato la formazione nei database disponibili e non l'ha trovata. Così ha deciso di segnalarla.

Cratere Uhackatik in Québec, vista satellitare

Foto: Screenshot di Google Maps con la forma circolare individuata, segnalata da un pin rosso

Dalla mappa alla roccia

La segnalazione è arrivata a ricercatori specializzati, tra cui Gordon Osinski, geologo planetario della Western University in Canada e responsabile del database Impact Earth, che raccoglie crateri e depositi da impatto nel mondo.

Osinski ha raccontato di ricevere spesso segnalazioni di possibili crateri. La maggior parte si rivela un falso allarme. Questa volta, però, la forma meritava un controllo.

Nell'ottobre 2025 una squadra di ricercatori ha raggiunto il sito. Secondo Smithsonian Magazine, il terreno era particolarmente difficile: accidentato, remoto, faticoso da attraversare. Una scoperta che da satellite appare pulita e quasi grafica, sul campo diventa roccia, vegetazione, acqua, insetti, fatica.

È qui che la storia diventa davvero geologica.

Le prove di un impatto

Un cratere da impatto non si conferma solo guardando una fotografia dall'alto. Serve leggere la materia.

Durante la spedizione, i ricercatori hanno identificato shatter cones, strutture coniche nella roccia prodotte da onde d'urto estreme. Sono tra le prove più caratteristiche di un impatto meteorico, perché indicano pressioni che i processi geologici ordinari non generano facilmente.

Sono state osservate anche aree di impact melt rock, roccia fusa dall'enorme energia liberata al momento dell'impatto. In un evento simile, un corpo cosmico colpisce la superficie terrestre a velocità altissima: parte del materiale può vaporizzare, parte può fondere, e l'onda d'urto modifica la roccia in profondità.

Roccia di campo con tracce compatibili con shatter cones

Foto: Smithsonian Magazine - Roccia di campo con tracce compatibili con shatter cones

Campione di roccia con strumento di rilevamento sul campo

Foto: Smithsonian Magazine - Campione di roccia con strumento di rilevamento sul campo

Queste non sono tracce decorative. Sono firme fisiche.

Uhackatik, un nome scelto con il territorio

Il cratere è stato chiamato Uhackatik dopo consultazioni con l'Innu Council of Ekuanitshit, il consiglio che rappresenta le popolazioni indigene dell'area.

È un dettaglio importante: un cratere non è solo una struttura geologica. È anche un luogo. Ha un territorio, una memoria, una comunità che lo abita e lo nomina.

Secondo quanto riportato dalle fonti, l'impatto risalirebbe a circa 390 milioni di anni fa. Per dare una scala: molto più di cento milioni di anni prima della comparsa dei dinosauri.

Perché scoprire un cratere oggi è così raro

Sulla Luna i crateri restano visibili per tempi lunghissimi. Sulla Terra, invece, il paesaggio è vivo e instabile: pioggia, ghiaccio, erosione, sedimenti, vegetazione, oceani e movimenti tettonici cancellano o nascondono molte tracce.

Per questo nel mondo sono noti solo circa 200 crateri meteorici. Smithsonian riporta che, secondo Osinski, se ne scoprono appena uno o due all'anno.

Il Canada conserva un numero particolarmente alto di crateri noti. Non perché sia stato colpito più spesso, ma perché possiede aree di roccia molto antica e stabile, capaci di mantenere leggibili strutture che altrove sarebbero state cancellate.

Ogni nuovo cratere aggiunge un dato al modo in cui comprendiamo gli impatti: la frequenza, l'energia, la trasformazione delle rocce, la storia della superficie terrestre.

Meteoriti, crateri e tektiti: stesso evento, tracce diverse

Un meteorite è un frammento di corpo cosmico arrivato fino alla superficie terrestre.

Un cratere è la cicatrice lasciata da un impatto abbastanza energetico da modificare il paesaggio.

Una tektite, come la moldavite, è invece un vetro naturale legato a eventi d'impatto: materiale terrestre fuso, proiettato e raffreddato in forme particolari.

Sono cose diverse. Ed è importante distinguerle.

Ma appartengono allo stesso grande racconto: l'incontro tra materia cosmica e superficie terrestre. A volte resta un oggetto da tenere in mano. A volte resta una forma visibile solo dall'alto. A volte resta una roccia deformata da pressioni impossibili.

Uhackatik nel quadro globale dei ritrovamenti

Per farsi un'idea di quanto sia raro un evento come questo, aiuta guardare la distribuzione dei ritrovamenti di meteoriti nel mondo. La mappa qui sotto — costruita a partire da un dataset di ritrovamenti storici — mostra dove sono stati recuperati meteoriti negli ultimi secoli: concentrazioni fitte in Nord America, Europa ed Estremo Oriente, e vaste aree, come gran parte dell'Africa centrale, del Sud America e dell'Oceania, dove i ritrovamenti restano rari o assenti.

Mappa mondiale dei ritrovamenti di meteoriti, punti colorati per dimensione e concentrati soprattutto in Nord America, Europa e Asia orientale

Fonte: roadtolarissa.com/meteors — mappa interattiva dei ritrovamenti di meteoriti nel mondo.

Questa distribuzione non racconta dove sono davvero caduti più meteoriti — cadono più o meno ovunque in modo casuale — ma dove è più facile trovarli e riconoscerli: zone desertiche, aride, poco vegetate, o semplicemente aree più densamente esplorate e abitate. È lo stesso principio, in fondo, che ha permesso a Lapointe di notare Uhackatik: non un caso isolato di fortuna, ma l'incontro tra un fenomeno raro e qualcuno che guardava con attenzione nel posto giusto.

Una scoperta nata dall'attenzione

La frase più bella, in questa storia, è quella attribuita a Lapointe: non è ogni giorno che un cittadino comune trova un cratere di 390 milioni di anni.

Ed è vero.

Ma forse il punto non è solo la fortuna. È l'attenzione. Guardare una mappa e non passare oltre. Prendere sul serio un'intuizione. Lasciare poi che sia la scienza, con i suoi campioni e i suoi strumenti, a verificare.

Uhackatik ci ricorda che la Terra conserva ancora pagine antichissime. Non tutte sono evidenti. Alcune aspettano una persona abbastanza curiosa da fermarsi davanti a una forma.

Domande frequenti su Uhackatik

Cos'è il cratere Uhackatik? È un cratere da impatto meteorico scoperto nel Québec nord-orientale, largo circa 25 km e risalente a circa 390 milioni di anni fa. È stato individuato da un astronomo amatoriale osservando Google Maps.

Cosa sono gli shatter cones? Sono strutture coniche nella roccia, prodotte dalle onde d'urto estreme generate da un impatto meteorico. Sono una delle prove fisiche più affidabili per confermare l'origine da impatto di una formazione geologica.

Un cratere da impatto e una tektite sono la stessa cosa? No. Un cratere è la cicatrice lasciata nel paesaggio da un impatto; una tektite (come la moldavite) è un vetro naturale formatosi dalla fusione di rocce terrestri durante lo stesso tipo di evento. Sono tracce diverse dello stesso fenomeno.

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